Serri i denti di notte? La lingua c'entra
Dove sta la tua lingua adesso
Ti svegli con la mandibola stanca, il collo rigido, a volte il mal di testa. Il dentista ti ha detto che serri i denti, e magari ti ha dato il bite. Il bite protegge i denti, e va bene. Ma non ti dice perché serri. Andiamo a vedere.
«Avendo anche la scoliosi, mi ha aiutato a risolvere diversi problemi e fastidiosi “incriccamenti” che avevo, facendomi sentire molto meglio. Mi ha anche mostrato e spiegato con chiarezza gli esercizi da fare, sempre con grande disponibilità e attenzione.» Arianna Stucchi, recensione con appuntamento verificato su Sanity
Fai una prova: chiudi la bocca e senti dove appoggia la lingua. Se sta in basso, dietro i denti inferiori, o schiacciata contro i denti davanti, la mandibola non ha un appoggio stabile e i muscoli che la tengono, massetere e temporale, restano in tensione per tutto il giorno. Di notte, quando non controlli più niente, quella tensione diventa serramento.
La posizione giusta è la lingua tutta sul palato, con la punta dietro i denti superiori senza toccarli. Sembra niente. E invece riallinea la mandibola, rilassa i masseteri, e porta la testa indietro sul collo. È la prima cosa che faccio lavorare in studio a chi serra, e chiaramente è gratis.
Mandibola e cervicale sono legate: la mandibola serrata tira la testa in avanti, la testa in avanti carica il collo, e il collo tira sulla mandibola. Per questo chi serra i denti ha quasi sempre la cervicale, e per questo lavorare solo sui denti non basta. Sostanzialmente il bite è un cerotto: utile, ma la ferita sta altrove.
Non ti prometto che smetti di serrare in una settimana. Ti dico che una lingua al posto giusto e un collo che non tira tolgono alla mandibola il motivo per cui stringe. E che si vede anche in faccia, ma questa è un'altra storia, e te la racconto nell'articolo sulla lingua.
Il modulo parte esattamente dalla lingua: dove sta, dove dovrebbe stare, come costruire l'abitudine. Poi la mandibola e il serramento, poi la cervicale. In quest'ordine, perché è l'ordine in cui il corpo li collega.