Reiki: cos'è davvero e quando ha senso affiancarlo

Si affianca, non sostituisce

Fabio è Reiki master, e sul reiki la prima cosa che dice è quello che il reiki non è: non è una cura, non sostituisce niente e non fa diagnosi. Detto questo, ha un posto, e vale la pena spiegare quale, perché di solito se ne parla nei due modi peggiori: come miracolo o come stupidaggine.

L'immagine che usa più spesso è quella dell'olio: lo aggiungi un po' a tutto e i piatti vengono più buoni. Ma nessuno cena con l'olio. Quello che si osserva nella pratica è un effetto sul rilassamento e sulla percezione del carico: la persona scende di giri, il respiro si allunga, la tensione molla. Su un corpo che è in allerta da mesi, non è poco, perché tutto il resto del lavoro, gli esercizi compresi, funziona meglio se il sistema nervoso non è in guardia. Quindi: si affianca a un percorso, non lo sostituisce. E se qualcuno ti promette che il reiki cura una patologia, ti sta raccontando una cosa che non sta in piedi.

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I due modi in cui viene richiesto, e cosa cambia tra i due nella pratica.

L'analogia per intero, che spiega meglio di qualsiasi definizione dove sta il suo posto.

Resti vestito, sdraiato su un lettino. Il trattamento è per lo più a contatto leggero o a distanza di pochi centimetri, seguendo una sequenza di posizioni. Dura tra i quaranta minuti e l'ora, e la cosa che riportano quasi tutti è una sensazione di calore e un rilassamento profondo, del tipo che arriva poco prima di addormentarsi. Non c'è niente di misterioso da fare da parte tua e non serve crederci: non è una pratica che chiede fede. Alcuni si addormentano, ed è normale. Quello che chiede sempre di dire prima è cosa si sta già facendo, terapie, farmaci, percorsi in corso. Non perché ci siano incompatibilità, ma perché il quadro serve a capire cosa ci si può ragionevolmente aspettare.

Su questo vale la pena essere chiari, anche a costo di togliersi lavoro. Il reiki non riduce un'ernia, non salda una frattura, non cura un'infezione, e non ha nessun titolo per interferire con una terapia oncologica o psichiatrica. Quello che può fare è lavorare sul contorno: abbassare il livello di allerta, migliorare la percezione del carico, dare un'ora in cui il sistema nervoso non sta in guardia. Su una persona che vive in tensione da mesi, quel contorno non è cosmetico, è la condizione che rende più efficace tutto il resto. La regola è semplice: se qualcuno ti propone una pratica energetica al posto di una diagnosi o di una cura, stai alla larga. Se te la propone accanto, e ti chiede cosa stai già facendo, sei in buone mani.

Se hai un sintomo nuovo, o uno che cambia, la prima porta è sempre il medico. Il reiki non ritarda un accertamento e non sostituisce una terapia: se ti viene proposto al posto di una cura, quello è il momento di alzare le antenne.

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Contenuto informativo del Dott. Fabio Di Gennaro, fisioterapista: non sostituisce una valutazione medica individuale.