Nutrizione: camminare, carboidrati e l'armonia che serve davvero
Togliere non è una strategia
Nel DocCast il Dott. Fabio Di Gennaro ha parlato di alimentazione con una nutrizionista, e sono uscite due cose che vanno controcorrente rispetto a quello che si legge di solito: che i carboidrati non sono il nemico, e che il gesto più utile non si fa a tavola: si fa camminando.
La reazione più comune quando qualcosa non va con il peso o con l'energia è togliere: togliere i carboidrati, togliere i pasti, togliere le occasioni. Funziona per qualche settimana e poi si rompe, perché una restrizione che non puoi mantenere non è un percorso, è una parentesi. Quello che emerge parlando con chi fa questo mestiere è un'altra logica: rimettere le cose al posto giusto invece di eliminarle. Mangiare abbastanza, distribuire bene, e aggiungere il movimento leggero che il corpo si aspetta, camminare, che è la cosa per cui siamo fatti. È lo stesso approccio che Fabio usa sul movimento: si tolgono le cause, non i comportamenti. E su questo, chiaramente, il professionista giusto è il nutrizionista, non il fisioterapista.
Su Sanity Health i professionisti sono verificati per competenza reale: vedi la loro specializzazione, quello che pubblicano e le recensioni, e scegli sapendo con chi hai a che fare.
Perché il consiglio più banale è anche quello che regge nel tempo, e cosa vuol dire "armonia" quando si parla di cibo, che non è un modo elegante per dire dieta.
E in molti casi mangiare di più, non di meno, è la strada. Contro-intuitivo, ma è quello che si vede quando qualcuno arriva da anni di restrizione.
Camminare è l'attività per cui il corpo è costruito, ed è l'unica che puoi fare tutti i giorni per anni senza che diventi un impegno da incastrare. Non alza il cortisolo come un allenamento intenso, quindi non ti chiede recupero. Attiva il piede e la catena posteriore, che è poi il motivo per cui a me interessa anche dal lato fisioterapico. E fa una cosa che nessun integratore fa: muove la digestione. La domanda che arriva sempre è quanto. La risposta onesta è che il numero giusto è quello che riesci a ripetere. Meglio venti minuti tutti i giorni che un'ora la domenica: il corpo risponde alla frequenza, non agli exploit. E se ti sembra troppo poco per contare qualcosa, prova a guardarlo al contrario: quello che stai facendo adesso al posto suo, quanto ti sta rendendo?
Chi arriva da anni di diete si presenta quasi sempre con lo stesso quadro: poca energia, sonno leggero, freddo, e un metabolismo che si è adattato al poco. In quella situazione togliere ancora non funziona, il corpo si difende, non collabora. Quello che serve è il contrario, ed è controintuitivo al punto che quasi nessuno lo fa da solo: rimettere dentro cibo, con criterio e sotto la guida di qualcuno. I carboidrati in particolare non sono il male, e il modo in cui sono stati demonizzati ha fatto danni che arrivano in studio sotto forma di stanchezza cronica. Una raccomandazione: è una cosa da fare accompagnati, non leggendo un articolo. Un nutrizionista guarda i tuoi esami, la tua storia e la tua giornata, e costruisce da lì.
Un consiglio generale non è un piano alimentare. Se hai una condizione clinica, se stai seguendo una terapia, se sei in gravidanza o se il rapporto con il cibo ti sta pesando, serve qualcuno che guardi il tuo caso, e serve che sia un nutrizionista o un dietista, non un video.
Su Sanity trovi professionisti verificati, con la loro specializzazione reale e i contenuti che pubblicano: puoi capire come lavorano prima di scrivergli.
Contenuto informativo del Dott. Fabio Di Gennaro, fisioterapista: non sostituisce una valutazione medica individuale.