Ti gira la testa quando ti alzi: è la cervicale o è la pressione?

Cosa succede in quel secondo

Ti alzi dal letto, o dalla sedia dopo un'ora al computer, e per un paio di secondi il mondo si sposta. Ti tieni allo stipite, aspetti, passa. Poi ricapita. Se hai cercato in giro avrai trovato due versioni — «è la pressione bassa» e «è la cervicale» — e nessuna che ti dica quale sia la tua.

Andiamo a vedere cosa succede in quel secondo, come si distinguono le due cose, e quando invece il sintomo non è roba da fisioterapista e va portato dal medico. Non è normale, ma è comune: quella differenza lì serve per non spaventarsi e insieme non ignorarlo.

Quando passi da sdraiato a in piedi, la gravità tira il sangue verso gambe e pancia. Il corpo se ne accorge, stringe i vasi e alza un po' i battiti per continuare a mandarne alla testa. Se quell'aggiustamento parte con mezzo secondo di ritardo, per quel mezzo secondo il cervello riceve meno di quello che si aspettava: la vista che si scurisce ai lati, la stanza che si sposta, le gambe molli. Poi recupera.

Ma non c'è solo la pressione. Per dirti dove sei nello spazio il cervello mette insieme tre informazioni: gli occhi, l'orecchio interno e i recettori del collo — che ne ha una quantità enorme, più di quasi ogni altra parte del corpo. Se il collo è rigido da mesi manda una versione sfalsata rispetto alle altre due, e quando le tre non coincidono tu percepisci instabilità.

Un test che te lo dica al 100% da casa non c'è. Però i due meccanismi si comportano in modo diverso, e osservare per una settimana quando ti succede — segnatelo sul telefono — ti dice già molto.

Somiglia più alla componente pressoria se:

Somiglia più alla componente cervicale se:

E la cosa più scomoda: spesso stanno insieme. Chi passa dieci ore seduto, beve poco, dorme male e ha il collo bloccato da mesi ha in casa tutti e due i pezzi. Per questo l'etichetta serve meno di quanto sembri, e togliere più cause possibili serve molto di più.

Se ti stai riconoscendo mentre leggi e ti sei già fatto due o tre giri di ricerche senza cavarne niente, raccontamelo: ne parliamo quindici minuti, senza che tu debba decidere nulla.

Il collo non lavora da solo: tiene su la testa, che pesa come un cocomero, appoggiandosi a come stanno le spalle e a come respiri. Se passi la giornata col petto chiuso e il respiro corto, alto, di clavicole — sotto stress si respira tutti così — il diaframma smette di fare la sua parte e il lavoro se lo prendono i muscoli del collo: muscoli piccoli, fatti per muovere, non per reggere turni di otto ore. È la storia di una casa: se cede una trave in basso, le crepe le vedi sul muro di sopra, e puoi stuccarlo quante volte vuoi. Il collo, tante volte, è il muro. Poi pesano le cose banali — quanta acqua bevi davvero, quanto ti muovi, come dormi, quanto stress ti porti addosso senza una valvola di sfogo: spostano tutte la stessa soglia, e non è colpa tua.

Sono cose piccole, da domani mattina. Non risolvono tutto: servono a togliere le cause facili, che è sempre il primo pezzo di lavoro.

E la colonna va rimessa in moto tutta insieme, non solo il pezzo che fa male: il collo ne è l'ultimo tratto, e se sotto è tutto fermo lui si arrangia da solo.

Mi raccomando, piano: se un movimento ti accende il giramento invece di lasciarti tranquillo, oggi quello non è il tuo movimento — si riduce l'escursione, non si insiste. E gli esercizi in cui butti indietro la testa di scatto, o le manovre veloci per farsi «sbloccare» il collo, con questo sintomo lasciali stare finché qualcuno non ti ha visto.

Qui ci sono le cose che non sono di mia competenza, e ci tengo a scriverle senza giri. Sentiti il medico, e nell'ultimo caso non aspettare l'appuntamento:

Un articolo non fa diagnosi e io non faccio il tuttologo. Su questo sintomo le strade sono più d'una: il medico di famiglia per pressione, farmaci e valori; l'otorino se il sospetto è l'orecchio; e il pezzo su cui lavoro io, il collo e come lo tieni tutto il giorno. Se in valutazione vedo qualcosa che non è roba mia te lo dico e ti mando dalla persona giusta.

Quello che non si fa da soli è capire perché il tuo collo è arrivato lì: come stai seduto, come respiri, dove hai perso movimento — perché il collo che stringe, quasi sempre, sta coprendo il lavoro di qualcos'altro. Da lì esce un percorso con un ordine, invece di dieci esercizi presi da dieci video diversi.

E si può fare a distanza. Il percorso è digitale: una quindicina di minuti al giorno, all'ora che ti pare — la mattina presto, in pausa pranzo, la sera. Non è un ripiego rispetto allo studio, è il motivo per cui la gente arriva in fondo: l'alternativa è un'ora piena ogni volta, più viaggio e traffico, e solo negli orari di apertura. Se lavori o hai figli, lì sta la differenza tra finire un percorso e mollarlo dopo tre settimane.

Se è da mesi che ti tieni allo stipite ogni volta che ti alzi, che eviti di girarti di scatto e che hai smesso di dirlo agli altri perché tanto «sarà la pressione», il pezzo che manca non è un altro esercizio trovato su internet: è qualcuno che vada a vedere da dove parte. Ci lavoriamo, un pezzo per volta.

Se invece hai già le idee chiare e vuoi partire da una valutazione completa — collo, spalle, respiro e come ti muovi nella giornata — l'importo della consulenza te lo scalo interamente se prosegui col percorso entro 30 giorni.

Contenuto informativo del Dott. Fabio Di Gennaro, fisioterapista: non sostituisce una valutazione medica individuale.