Diventare genitori: il dopo-parto di cui non parla nessuno

Non è un intoppo: è un passaggio che ti cambia

Ti preparano al parto. Corsi, respirazione, borsa pronta. Poi il parto finisce, torni a casa, e comincia la parte per cui non ti ha preparato nessuno. Nel DocCast il Dott. Fabio Di Gennaro ne ha parlato con una psicologa perinatale, ed è una delle conversazioni che ha fatto pensare di più.

Il modo in cui si racconta la nascita di un figlio è tutto sbilanciato su un lato: la gioia, e basta. Quello che resta fuori è che diventare genitore è una trasformazione, e come tutte le trasformazioni chiede di lasciare andare qualcosa (il tempo che avevi, il corpo che conoscevi, l'idea che avevi di te. Se nessuno te lo dice, quando arriva quella fatica la leggi come un tuo difetto. "Dovrei essere felice." E quel senso di colpa pesa più della fatica stessa. Chiamarlo per quello che è) un processo di evoluzione, con dentro anche un terremoto emotivo, fisico e logistico, non è pessimismo. È l'unica cosa che permette di chiedere aiuto senza sentirsi sbagliati.

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Perché la parola giusta è "divenire" e non "essere": non succede il giorno del parto, succede per mesi.

Emotivo, fisico e logistico insieme. Detto chiaramente, senza addolcirlo, che è quello che serve a chi ci sta dentro e pensa di essere l'unico.

Cosa fa concretamente questa figura, e perché rivolgersi a lei non vuol dire che qualcosa è andato storto.

La parte di cui si occupa Fabio è quella che si vede meno. Il pavimento pelvico ha lavorato per nove mesi sotto un carico crescente e poi ha affrontato il parto: che sia stato naturale o cesareo, quella zona ha bisogno di essere rieducata, non solo di aspettare. Poi c'è la parete addominale, che si è allungata e va rimessa in funzione con criterio, e no, gli addominali classici sono la cosa peggiore da fare per primi. E c'è la schiena, che si prende tutto il carico dei nuovi gesti: prendere in braccio, allattare in posizioni improbabili, spingere il passeggino con una mano sola. Quello che arriva in studio, spesso a distanza di anni, sono mal di schiena e problemi di continenza che sarebbero stati molto più semplici da affrontare nei primi mesi. Non è mai troppo tardi, ma prima è molto più facile.

Nella nostra cultura si è costruita l'idea che sia una cosa che devi saper fare per istinto. Ma l'istinto ti dice che quel bambino è importante, non ti spiega come sopravvivere a tre mesi senza dormire mentre tutto il resto della tua vita continua a chiedere. Uno psicologo perinatale serve esattamente a questo passaggio, e non perché ci sia qualcosa di rotto. Serve come serve un fisioterapista dopo un intervento: c'è stato un evento grosso, e ci si organizza per attraversarlo bene. E vale anche per l'altro genitore, che di solito è completamente fuori dal discorso. Anche lì c'è un cambio di identità in corso, con in più il fatto che nessuno gli chiede mai come sta.

Se la tristezza dura da più di due settimane, se non riesci a dormire nemmeno quando il bambino dorme, se ti senti staccata da tuo figlio o se ti passano per la testa pensieri che ti spaventano: parlane subito con il tuo medico, con l'ostetrica o con uno psicologo perinatale. La depressione post partum è frequente e si cura, e chiedere aiuto presto cambia il percorso.

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Contenuto informativo del Dott. Fabio Di Gennaro, fisioterapista: non sostituisce una valutazione medica individuale.